Innovare il Festival. Ma si può?
Sono a Sanremo. Ho assistito alla seconda conferenza e ho ascoltato le canzoni in prova. Sono canzoni belle, orecchiabili già al primo ascolto ma anche ricercate. Sarà un festival ambizioso e coraggioso. Ambizioso perché l’impianto dello show è spettacolare. Una scenografia nuova, con l’orchestra riposizionata e una scalinata che si trasforma in altro. L’impianto scenico sfrutta per la prima volta l’altezza delle quinte e si presenta con un fondale retrò, barocco (come ha twittato Fazio, addirittura drammatico). Poi però sul palco c’è anche lo stile di Duccio Forzano, la sua passione per i vidiwall che trasmettono immagini, colori roteanti e si muovono alla spalle degli interpreti, con un risultato visivo ultramoderno per il festival.
Come in tutti i festival, anche in questo si declama l’importanza della musica che si vuole portare al centro della kermesse. Due canzoni per ogni cantante. Già, due canzoni significano 8-9 minuti ad esibizione. Pagherà la contemporaneità su cui la squadra di Fazio ha puntato? Sarà in grado l’eterogeneo pubblico televisivo di Sanremo di apprezzare lo sforzo innovativo di questa squadra?
Max Gazzè, Marta sui tubi, Almamegretta, Malika Ayane, Raphael Gualazzi, Elio e le storie tese sono tutti artisti validissimi ma le canzoni che propongono non sono quelle tipiche del festival. Sono musicalmente più mature, raffinate, ricercate. Le digerirà la massa di telespettatori che cercano certezze o attireranno solo le nicchie che già li apprezzano?
Quest’anno, più che mai, i competitor tv si sono arresi e non combatteranno a colpi di contro programmazione. La curiosità avvicinerà come ogni anno una larga audience di pubblico. Non so però se mia nonna riuscirà ad ascoltare 8 minuti filati di Marta sui tubi o Almamegretta o se si sentirà rassicurata solo dopo l’ascolto della Maria Nazionale.
E’ una sfida interessante, coraggiosa per provare a cambiare una delle istituzioni italiane più dure da cambiare. I giovani probabilmente torneranno ad accendere la tv per ascoltare un vento di voci giovani, per gli altri sarò curiosa di capire l’indice di permanenza. Rimarrà sintonizzato anche il telespettatore più anziano?
Mauro Pagani, il direttore musicale, di quest’anno è pronto a scommettere sul sì. “Il pubblico è migliore di come lo si voglia far apparire” così mi ha risposto in un’intervista che gli ho fatto giorni fa e io spero proprio che abbia ragione.

Valentina Vezzali
Josefa Idem
Manuela Di Centa
Apparentemente un film su una truffa, l’inganno di una giovane coppia in cerca di fortuna ai danni di un potente ed anziano battitore d’asta. La Migliore Offerta è per me anche metafora della relazione d’amore tra uomo e donna. Quella più contemporanea, forse malata ma diffusa, tra un uomo che ha scelto la solitudine per difendersi e una donna che si trincera dietro le sue paure.
Su Twitter ha fatto record. Il PD stesso lancia il lunedì sul suo
Mai prima titolo fu più azzeccato per un film. “Amour” fugge la necessità di tradursi e il film si offre con il suo soggetto universale ma anche unico e particolare nei suoi gesti, così com’è l’amore, anzi, come dovrebbe essere. E’ la storia di Georges e Anne, uguale a quelle taciute di molte coppie attempate, ordinaria (a parte nel finale) ma sublimata nel racconto straordinariamente pittorico che ne fa il regista.
ERRORE N. 1
ERRORE N.2
ERRORE N.3

Commenti recenti