Trash è bello

gen 17, 2014 3 Commenti by

Lo lessi in un libro di estetica all’università e lo imparai una volta per tutte: l’orrido è una categoria estetica degna quanto il bello. E’ più facile però conformarsi a ciò che è armonioso. Siamo noi, in base alla nostra cultura, a decretare cosa piace e cosa no. Poi però c’è una base di riconoscibilità del bello che è comune a tutti gli uomini, qualcosa che prescinde dalla moda e dal gusto personale ed ha a che fare più con le proporzioni auree (distanza e disposizione degli elementi del viso), che fanno sì che universalmente siamo in grado di distinguere un bel volto da uno brutto.

Anche il brutto ha però una sua dignità. E, in qualche modo, siamo attratti anche da quello, più velatamente perché è meno tollerato socialmente. C’è una forza misteriosa che ci porta a voltarci a guardare cosa è successo quando passiamo per il luogo dove è appena avvenuto un incidente. Così come ci piace guardare film di zombie e altre mostruosità. Chissà perché in quel caso non parliamo di “buon gusto”?

Poi, c’è una terza categoria, una sottocategoria dell’orrido che si differenzia da questa per l’inconsapevolezza del soggetto portatore. Questa è la categoria del trash. Se chi è brutto lo sa, chi è trash ne è inconsapevole. Un’amica fotografa me lo ha insegnato: sei tu che guardi a definire l’oggetto del tuo sguardo, trash. Chi lo è, si dona come se non lo fosse ed è  proprio da questa obliquità di punti di vista che scaturisce il potere comico.

Difficilissimo è simulare il trash perché il trash semplicemente è. Si manifesta per quello che è. Difficilissimo è rappresentarlo anche perché la sua percezione non è universale. Facciamo un esempio: “Il boss delle cerimonie napoletane” su Real Time è deliziosamente trash. L’oggetto che rappresenta (famiglia napoletana semplice che vuole matrimonio da favola) è di nicchia, socialmente relegato, inconsapevole del proprio essere strambo, e la macchina da presa non ha bisogno di caricarlo per esprimerlo. A Real Time hanno avuto la sensibilità di capire che tutto quello che succedeva andava trattato come fosse “normale” e, con questo rispetto, hanno lasciato che fosse il pubblico a vedere l’obliquità della realtà descritta. Il risultato è la comicità, una grande tenerezza, e l’imbarazzo tipico di questi casi. Stesso vale per l’ipnotico “Jersey Shore“! Se solo per un secondo, i narratori avessero calcato la mano e avessero giudicato i soggetti che riprendevano, il risultato sarebbe stato cinico, sgradevole.

Un altro esempio: “Felicità”, il fantastico concerto reunion dei 70 anni di Al Bano, trasmesso su RaiUno mercoledì sera. Meraviglioso, laddove tutti i protagonisti, quelli sul palco e quelli in platea, erano convinti di vivere un evento bello, indimenticabile, epocale. E noi, come da un buco della serratura, a ridere di tutti loro, patetici  cantanti fannè riesumati in improbabili abiti a cantare Sharazan col pubblico in delirio. Cinque milioni e mezzo di italiani lo hanno guardato.  Perché dunque negare? Perché la nostra società non ci permette di ammettere candidamente che proviamo gusto nel guardare Il Grande fratello (purtroppo sempre più consapevole dunque meno trash) o Il Segreto? Perché non abbiamo il coraggio di dire che il trash prodotto da Maria De Filippi (The queen) è incantevole? (Vedi C’è posta per te).

Rivalutiamo il nostro bisogno, la nostra attrazione verso il brutto. Fa parte di noi, ci muove dentro tanto quanto quella per il bello. Anzi, è meno prevedibile e noiosa, porta al riso anziché alla pura contemplazione. Liberiamoci dall’imbarazzo e impariamo a distinguere un buon trash da un trash fatto male e poi godiamone. Qualche passo il pubblico italiano lo sta facendo, grazie alla social tv, che non è altro che questo: un atto liberatorio, comunitario, sacrosanto di accogliere l’offerta televisiva generalista,  divertendosi a deriderla.

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3 Commenti a “Trash è bello”

  1. Domenico says:

    Ciao Cinzia…incominciamo a dire che se per lavoro vedi tutti i programmi nominati, dovresti chiedere un grosso aumento.
    Come sempre sono pienamente d’accordo con ciò che hai scritto, anche se, dato che fortunatamente sia tutti diversi, quello che per noi è trash per altri potrebbe essere curioso, simpatico ed “interessante”, Nonostante ci consideriamo evoluti, i nostri istinti ci portano ad essere affascinati dal trash.. come negli anni passati la gente si accalcava ad assistere alle esecuzioni pubbliche (scusa l’esempio un pò esagerato), oggi, attraverso lo schermo televisivo lo spettatore osserva le urla, i litigi e i pianti che la tv e la nostra società ci propone.
    I miei complimenti per questo articolo, anche se ti sei dimenticata quella, che almeno io considero la regina del trash: “Barbara D’Urso” (rumore di un tuono ed ululato in sottofondo).

    Ciao Ciao

    Domenico

  2. Cinzia Bancone says:

    Grazie Domenico sono contenta che ti sia piaciuto. Resto dell’idea che la De Filippi sia le regina del trash perché lo sa rappresentare col distacco e addirittura lo scova e porta alla luce. La D’Urso è sempre più coinvolta. Non si dissocia. Sta dentro alla cornice.
    Ciao ciao
    C

  3. impotence improve says:

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