Papa Francesco Bieber

dic 13, 2013 2 Commenti by

E’ tempo di bilanci e Papa Francesco è stato eletto personaggio dell’anno 2013 (prima di lui Wojtyla nel 94). Quest’anno, quelli del Time avevano chiesto su Twitter di suggerire il proprio personaggio preferito con l’hashtag #timepoy salvo poi decidere, ignorando il responso degli internauti. Per Twitter, Miley Cyrus meritava la copertina più ambita!

Certo il Papa non è social quanto Miley, Justin Bieber e Lady Gaga, tuttavia è uno che va forte. Il primo Pope ad aver posato in selfie con i bimbominkias!

La classifica delle ricerche più gettonate nel 2013 su Facebook ci dice che, a livello mondiale, il Papa è l’argomento più cercato (seguito dal termine “elezioni” e “royal baby”). In Italia scende al nono posto perché sul podio ci sono Lampedusa e Balotelli. Su Twitter, la giornata con il maggiore picco di traffico è il 24 luglio, non a caso, giorno in cui il papa ha visitato Rio de Janeiro.

Curioso poi che sia proprio l’arcivescovo Claudio Celli, in qualità di Presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni a diffondere la notizia che il pontefice ha raggiunto gli 11 milioni di followers su Twitter, e che quindi (testuali parole) con il retwittaggio arrivi a 60 milioni di utenti.  Ostentare followers non è certo un’abitudine nella comunicazione della Chiesa e mi fa sorridere confrontare questo dato con la moda di molti utenti che paragonano il profilo del Papa a quello del Dalai Lama. Per la cronaca, Papa batte Dalai Lama: 11 milioni a 8.200.000!

Del resto l’Esortazione Apostolica Evangelii  gaudium lo aveva detto chiaro: “la grande sfida per noi, oggi, è quella di annunciare il Vangelo con un linguaggio che gli uomini e le donne di oggi possano comprendere…. E Twitter – con i suoi messaggi di 140 caratteri – invita proprio ad una sana essenzialità”.

Qualcosa sta cambiando. E non è un caso se la Diocesi ambrosiana (la prima a trasmettere le messe in streaming, la prima ad approdare su YouTube) proprio in questi giorni ha organizzato il seminario “Comunicare la Chiesa in 120 caratteri” (preferisco pensare che il 120 sia un errore del Corriere della Sera!) Ogni parrocchia dovrà avere la sua pagina Twitter e Facebook.

Per capire ancor meglio la mole di novità che questo Papa ha portato nel suo modo di comunicare vi consiglio di leggere il post di Maurizio Crippa (link) che ha analizzato le 106.000 parole pronunciate da Bergoglio dal 13 marzo al 10 ottobre. Una delle caratteristiche del suo modo di esprimersi è l’uso abbondante della domanda retorica: “Io mi domando, a me, e domando anche a voi: ci lasciamo scrivere la vita, la nostra vita, da Dio o vogliamo scriverla noi?”

Questo aspetto mi ha ricordato tanto uno dei protagonisti della politica che abusa della stessa figura retorica: un signore che si chiama Matteo Renzi. Avrà copiato da Francesco? O Francesco ha uno spin-doctor che sa il fatto suo?  A voi l’ardua sentenza. A me resta da dire che come tante sono le domande, poche sono ancora le risposte, anzi nessuna. Il Papa preferisce chiamare al telefono. Non ha mai risposto ad un tweet, non ha mai retwittato (anche il Dalai Lama per la cronaca tace). Per ora i suoi messaggi in 140 caratteri sono molto retwittati e preferizzati ma nessun utente è stato degno di risposta.

POSTILLA: Forse Francesco è tanto avanti da aver capito che in rete c’è il delirio e si rischia di soccombere come Mentana? In effetti, a tempo perso, leggetevi cosa la gente risponde ai tweet del Papa e riderete più che per l’imitazione di Crozza.

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2 Commenti a “Papa Francesco Bieber”

  1. Nome says:

    nemmeno Vendola.

  2. Michelangelo Torres says:

    Personalmente nel rapporto tra Papa e social media più che un avvicinamento ad un mondo percepito come ‘lontano’ dalle autorità ecclesiastiche, ci vedo tanto marketing che si prefigge di recuperare i consensi persi sotto la ‘gestione Ratzinger’.
    In Bergoglio vi é, a mio giudizio, una ‘costruzione del personaggio’ degno delle migliori agenzie di comunicazione : le dichiarazioni di qualche anno fa contro la Kirchner e in generale contro le donne in politica non le scopro certo io, come anche i rapporti ‘dubbi’ col regime dei Colonelli, eppure non se ne fa più cenno, se non in canali comunicativi ‘deviati’ (esagero volutamente, quindi prendi questo termine con le pinze).
    Adesso invece il Papa ha cambiato registro e oggi la sua comunicazione é basata su concetti come solidarietà, giustizia sociale o disprezzo per la ricchezza ostentata, amplificati da un sapiente uso dei social, ma che dovrebbero essere la normalità vista la carica che ricopre; non é invece normale che siano in aperto contrasto con l’operato dell’organizzazione che gli sta dietro (come giustamente sottolineato dal tuo collega Sebastiano Pucciarelli).

    E siccome poi sono anche un po’ complottista, malfidato e pure mezzo comunista, quindi destinato ad essere spedito all’Inferno (il che mi andrebbe anche bene, basta che mi facciamo portare dietro le All Star…), aggiungo che anche la provenienza geografica del Papa é strategica: pensa a come le politiche sociali a favore degli ‘ultimi’ di Chavez, Moralez, Correa o Mujica hanno eroso il consenso di una Chiesa Cattolica battendola su quello che dovrebbe essere il terreno ad essa più congeniale! Ebbene un Papa sudamericano è anche funzionale al recupero delle ‘pecorelle (chaviste) smarrite’, senza contare la crescita esponenziale dei social network in quell’area geografica, Brasile in testa.
    Tuttavia le cifre che snoccioli sono impressionanti e sembrano dare ragione alla strategia comunicativa scelta dal Vaticano e quindi mi sa che dovrò rassegnarmi al fatto che, come diceva qualcuno:

    “E’ sempre il marketing che vince e il male che perde!”

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