Mentana, think different

mag 11, 2013 1 Commento by

Caro Mentana, non fare i capricci, resta con noi! Non sei il primo che non ce la fa: se ne sono andati altri prima di te, Fiorello (ora tornato), Rudi Zerbi, e altri si sono incazzati parecchio, una su tutti, Paola Ferrari in De Benedetti. La rete non è un bar. E’ di più. E’ una città, una metropoli, popolata da tanti ego, tante persone diverse, vips e non vips, con tanti bar dove alcuni si incazzano, molti si disperano, e molti cercano di cambiare il mondo là fuori.

Ognuno è libero di esprimere i suoi stati d’animo, ognuno è libero perfino di fingere stati d’animo. Ma è libero anche di offenderti. Le offese su Twitter feriscono. Colpisce molto di più un commento negativo che mille complimenti e retweet. Capita anche a me. Quando mi criticano mi incazzo come una bestia e il mio ego, protagonista assoluto nel mio stare sui social, si sente destabilizzato come se in una piazza gremita di gente qualcuno ad un certo punto si mettesse ad urlare male parole contro di me, davanti a tutti. E’ brutto. Ma gli inventori dei social network hanno badato anche a questo dandomi la possibilità di “punire” ed escludere il cattivone di turno. Posso bloccarlo, posso addirittura segnalarlo, posso tutelarmi. E posso farlo senza vergognarmi. Non è censura bloccare una persona su Twitter o su Facebook. Fa parte del gioco!

Mentana, ti vanti di non avere mai bannato nessuno. Potevi farlo, invece di prendertela con gli anonimi. Il problema dell’anonimato in rete è un falso problema, anzi è un’opportunità e comunque rientra nel gioco. Posso decidere di chiamarmi Cinzia74, CinziaSbrem o Laura Rossi o Cinzia Bancone, posso crearmi un profilo fake, mille profili fake e lo stesso posso fare con il mio indirizzo email.

Un po’ caotico certo, ma cosa proponi Enrico per risolvere il “problema”? Perché non riusciamo a vivere senza le regole che conosciamo? Perché dobbiamo applicare le regole del nostro vivere quotidiano al mondo virtuale del web? E’ così bello immaginare che si possa usare uno strumento che ci costringe al “think different”.Vuoi rendere obbligatorio il non anonimato in rete? Vuoi che ci sia una legge che costringe gli utenti a mandare via fax la carta d’identità a Zuckerberg per poter avere un account certificato? E poi, approvato e rilasciato il primo account, come ci si comporterebbe per il secondo, il terzo e il quarto? Quanti ce ne possono concedere? E come fanno a controllare che qualcuno non si registri illegalmente come Bubu79?

Vuoi che lo si faccia per poter querelare chi ti offende? A chi ti appelleresti? Quale poliziotto sottopagato dovrebbe andare  a catturare l’”aggressore”? Quanti processi invaderebbero i nostri tribunali e sulla base di quanti  tweet offensivi si stabilirebbe la pena? E poi, usciti dal carcere, faresti mettere un flag sul profilo di chi ha la fedina penale sporca? Non si può fare. Lo strumento non lo prevede. Lo strumento va conosciuto, è l’unica arma per difendersi. Ne vanno colte le potenzialità così come le fragilità. La querela in rete si chiama “segnala”, “blocca”.

Se poi, come denuncia il Presidente della Camera, Laura Boldrini, la rete può essere anche luogo di reati come lo stalking, allora l’utente è padrone di denunciare la persona in questura e permettere alla polizia postale di accedere alla propria pagina facebook dove sono state postate le minacce.Voi, come tu Enrico hai twittato, voi vips, un giorno ve ne andrete tutti così come siete arrivati, lasciandoci soli. Nel giro di poco tempo, avete catalizzato l’attenzione di molti e gongolato nel vedere crescere le vostre communities così come il vostro ego. Poi, un giorno, vi siete accorti che vi eravate esposti ad una piazza variegata, e vi siete resi conto che la vostra reputazione era appesa ad un fenomeno che voi stessi avevate alimentato. Che si fa? E’ obbligatorio starci? No, forse per un giornalista sì. E’ utile conoscerlo? Indispensabile per starci bene! Altrimenti si può fare la scelta del Cavalier Berlusconi che, mi tocca ammettere, aveva capito tutto: “Twitter è pieno di gente cattiva, ne resto fuori” e ha mandato avanti i suoi fans. Il Re dei comunicatori, pure 2.0!!!

Oggi a Tv Talk, ho girato a Zoro una domanda che veniva dalla rete: una certa Ilyf (una persona) gli chiedeva “ma non ti vergogni?”. Lui mi ha chiesto delucidazioni: “per cosa?” (si è messo in discussione) e io gli ho detto che l’utente non specificava  e gli ho chiesto cosa avrebbe fatto se questa domanda gli fosse arrivata su Twitter. La sua definitiva risposta è stata: “probabilmente l’avrei retwittata!!!”. (E ci sarebbe pure stata la possibilità di non rispondere affatto fregandosene!) Capito Mentana?

Think different, qui si può!

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Un commento a “Mentana, think different”

  1. Paolo Chiari says:

    Twitter, come Facebook, bisogna saperli prendere per il verso giusto, usarli seriamente ma con una certa “leggerezza”…a volte ci si riesce….e a volte no.
    Non sono su Twitter, non saprei cosa dire…molti cosiddetti wip lo usano dicendo più che altro banalità….credo non sia il caso di Mentana.

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