L’attentato di Boston. La rete racconta

apr 18, 2013 Nessun commento by

Come sempre succede in Usa, da quando i social network sono al centro del sistema mediatico, gli accadimenti più eclatanti vengono lanciati e veicolati dalla rete.

E’ stato così anche per l’attentato di Boston. Bastano un paio d’ore perché la notizia si diffonda e svetti in Twitter anche in Italia. Le tv generaliste non riescono sempre ad organizzare celermente una diretta in prime time. TgLa7 interrompe PiazzaPulita di Formigli ma gli restituisce la linea con la promessa che il conduttore aggiorni il pubblico in caso di evoluzioni. E’ il Tg3 l’unica testata generalista che interrompe il flusso del prime time per andare in onda con gli inviati e gli “esperti” che provano a raccontare gli accadimenti.

Ci sono i video, gli stessi che possiamo già vedere in rete, ci sono le prime voci e le ipotesi sul numero delle vittime, così come circolano sul web. La tv insegue e cerca informazioni sul web così come gli internauti comuni.

Ognuno ha la possibilità di ricostruire i fatti a modo suo, con le tante fonti a disposizione ma è ormai il web il luogo dove tutto accade, non la tv. E’ su Twitter che comincia a circolare la foto dell’uomo sul tetto, e tutti i video che da diverse angolazioni raccontano gli eventi. E’ sempre da Twitter che il Boston Police Department invita i cittadini a postare foto e video amatoriali che possano servire per le indagini. YouTube crea un’apposita sezione (link) in costante aggiornamento dove raccoglie tutti i video sull’attentato che ripercorrono 47 minuti di quei momenti tragici. Il canale, nel giro di poco, supera i 4 milioni di iscritti.

Google rimette a disposizione lo strumento creato durante il terremoto di Haiti del 2010, il Person Finder e solo nelle prime ore sono già 5000 i contributi caricati; Google non controlla i contenuti e si limita a mettere a disposizione lo strumento per trovare persone disperse.

Obama parla al mondo e dall’Italia lo possiamo vedere in streaming dal sito della Casa Bianca, poi, qualche ora dopo gli attentati, comincia a comunicare il  suo cordoglio su Twitter.

Anche nei giorni a seguire, mentre la tv generalista italiana dimentica il caso Boston a favore delle presidenziali, è la rete a farla da protagonista. Twitter dona un hashtag, fatto senza precedenti: martedì mette in TT mondiale a livello internazionale il tema #OneBoston che si riferisce al The One Fund, campagna di raccolta donazioni per aiutare i cittadini di Boston colpiti dalla tragedia, facendo così in modo che tutti gli utenti di Twitter a livello globale vedano come prima cosa proprio questa, in testa a tutte le altre discussioni.

Perfino la ricerca degli attentatori, le indagini sono ormai in crowdsourcing. Su Reddit, la community può contribuire alla ricerca dei colpevoli, l’FBI chiede l’aiuto al pubblico, a tutti quelli che erano presenti e che hanno visto o filmato qualcosa che possa servire.

Le notizie ormai hanno vita breve, ma intensa, e i social network sono anche il luogo della solidarietà, della partecipazione al lutto. Molte sono le star che solidarizzano via Twitter, da Mike Tyson a Rob Lowe ad Alicia Keys e mi ha colpito leggere questo tweet (sotto): un dirigente della Polizia di Boston, in una pausa, ha ordinato a tutti: andate a casa e abbracciate i vostri bambini, non una sola volta! Mi sono detta: quanto sono americani! (La Polizia di Stato Italiana ha scelto Facebook e YouTube; su Twitter ha solo 3.295 followers e sul sito ufficiale la pagina non è neanche riportata, per la cronaca).

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