La Migliore Offerta. Per me

gen 13, 2013 3 Commenti by

Apparentemente un film su una truffa, l’inganno di una giovane coppia in cerca di fortuna ai danni di un potente ed anziano battitore d’asta. La Migliore Offerta è per me anche metafora della relazione d’amore tra uomo e donna. Quella più contemporanea, forse malata ma diffusa, tra un uomo che ha scelto la solitudine per difendersi e una donna che si trincera dietro le sue paure.

E’ l’inganno dell’innamoramento e dell’amore in tutte le sue fasi. Dalla convinzione di lui di bastare a se stesso al mistero dell’incontro che ci porta verso l’altro, senza conoscerlo. Virgil, il protagonista ha celato per una vita il suo bisogno d’amore in una stanza, un cavò, dove si perde in solitudine nello sguardo fisso delle donne ritratte nei dipinti che ha collezionato. Claire abita un palazzo ricco di ogni bene, quadri, oggetti preziosi ma resta celata dietro un muro per paura di affrontare gli altri.

I due si incontrano, così come ci si incontra, in un’occasione dettata da congiunture del quotidiano e Virgil si ritrova attratto dal mistero, dalla voglia di esplorare il Palazzo di Claire. Lei gli chiede di valutare i suoi beni, lui ci va e dialoga con lei che resta nascosta dietro una parete.

Il primo tempo è questo. L’incontro, la scoperta, le paure di un uomo che scopre il desiderio di volere entrare in un’altra vita e la ritrosia di una donna ferita, malata. Ci sono i ripensamenti, le andate, i ritorni, perfino le strategie, quelle adottate da Virgil, su consiglio di un giovane amico, per conquistare lei.

Poi l’incontro, coatto, in cui lui costringe lei a mostrarsi, ad uscire dal rifugio in cui si rinchiude per proteggersi. E’ il momento della conquista, quello in cui Virgil mette in atto tutto il cotè del predatore: la veste, la nutre, la protegge, le porta dei fiori così come si fa. Si mostra migliore di quello che è. La porta a fidarsi di lui. Non è più l’uomo duro che era.

Sono lui e lei, rinchiusi in un palazzo che godono del loro innamoramento, il mondo è fuori. Ma non può bastare. Non a Virgil che ama Claire. Vuole portarla fuori, vuole aprire la relazione, farla vivere alla luce del sole, farla esistere anche agli occhi degli altri, non senza il timore di perderla.

Questo avviene, quando lui ne ha più bisogno. L’alcova protettiva degli amanti, il guscio è il passato. Nel mondo, ora ci sono gli altri, la gelosia, il dubbio, il compromesso,  le circostanze, il patimento d’amore che porta lui a trascurare il lavoro, rendendosi perfino ridicolo. Siamo nel secondo tempo, e l’intreccio tra i due piani del film si confonde. Falsità, autenticità, simulazione. Sarà davvero Virgil la migliore offerta per Claire? L’amore si può simulare, così come si possono simulare gioia, tristezza, malattia? Gli altri dicono di sì.

E’ una relazione traballante. L’occhio del telespettatore non crede fino in fondo che durerà. C’è il sospetto che lei possa fuggire, nascondersi o cercare un’offerta migliore ma l’illusione di lui lo porta ad aprirsi definitivamente. Apre il cavò, la benda e la fa entrare nel suo cuore, dove ci sono le altre donne, quelle passate, e lì, manifesta il dono del suo amore: “loro mi hanno insegnato ad attenderti”.

Quel momento è l’inizio della fine. Claire ha visto il suo patrimonio. Claire non è quella che sembrava. I piani si confondono, si ripercorre l’accaduto, lo si legge in chiave diversa, ora lo si interpreta in modo diverso. E’ l’inganno d’amore che ferisce l’amante che si ritrova alla ricerca di un’altra verità. E’ il tradimento della fiducia, del patto silente tra due persone che si sono amate. Il film diventa un’altra cosa, un altro genere. I tempi si accorciano come il fiato di Virgil.

Il cavò di Virgil è svuotato, saccheggiato da lei, che in fondo voleva solo vivere felice. Lei gli ha rubato tutto, gli ha portato via i sogni, le aspettative che aveva segretamente riversato negli sguardi delle donne passate e immaginate. Il cerchio si chiude. Lui si ritrova da solo, di nuovo. Scappa a cercarla in un luogo della sua vita dove era stata felice, in solitudine ancora, ma senza più la paura dell’inizio. Seduto al tavolo, questa volta, fa apparecchiare anche il posto di fronte e alla domanda del cameriere: “E’ solo?” risponde: “No, aspetto una persona”.

Cinema

3 Commenti a “La Migliore Offerta. Per me”

  1. Michelangelo Torres says:

    Visto ieri, come a suo tempo avevo visto ‘Amour’ di cui avevi scritto tempo fa.
    Credo che le due opere abbiano qualcosa in comune nel modo in cui stabiliscono un rapporto con lo spettatore: entrambe ti costringono a fare i conti con la tua sfera affettiva, magari anche a fare dei bilanci.
    Guardando ‘Amour’ lo spettatore si pone delle domande: “Sarò mai in grado di stabilire un rapporto così profondo, incondizionato e autentico?” e soprattutto “Saprò meritarmelo?”.

    ‘La migliore offerta’ è un po’ l’altra faccia delle medaglia. Qui le risposte ci sono e non servono parole, bastano i gesti, reiterati, di una consolidata quotidianità che ti avvolge, ti protegge da delusioni, sofferenze e non importa se queste sono potenziali oppure reminiscenze di un passato più o meno lontano. L’importante è difendersi anche se non è chiaro se ci si fa del bene per non farsi del male o viceversa.

    Poi succede qualcosa che ti fa deviare dalle tue certezze, risveglia qualcosa di sopito, un bisogno soffocato del quale ci si era illusoriamente convinti di poter fare a meno, ma che invece ci manda in corto circuito. Vengono meno le certezze che ci siamo cosi faticosamente costruiti, ci si apre, si spera, ci si illude, ma alla fine ci si ritrova al punto di partenza, nel proprio guscio stavolta violato e con le certezze di cui sopra che, adesso, hanno un sapore un po’ più amaro.

    Questo è stato per me ‘La migliore offerta’.

  2. Cinzia Bancone says:

    Esatto. E’ come se fossero due film. Uno in un primo tempo ed uno in un secondo tempo. Ma anche uno in superficie, ed uno più addentro, più giù, che ti permette di ricreare, di dare il tuo senso.

    Questa è la magia del cinema!!! Mi piacerebbe molto poter parlare di questo film con Tornatore, così come sono contenta di poterne parlare con te, che hai capito esattamente cosa intendevo esprimere.

    Poi, potremmo parlare anche del fatto che la voce che doppia lei non è molto credibile… che la storia della nana è estramamente tornatoriana, etc… però, questa volta sono scivolata al livello di lettura più profondo.

    Alla prossima!
    C -)

  3. Enzo Bernardo says:

    Utilizzando una parte di una ‘celebre’ frase di Sharon Stone (“Women can fake an orgasm, but men can fake an entire relationship.”) possiamo dire che ci sono persone in grado di ‘simulare intere relazioni’!

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