La crisi del talk show politico. Giornalisti in via di estinzione?

nov 17, 2012 3 Commenti by

In questi giorni si parla tanto di crisi del talk show politico. Dopo il confronto dei candidati alle primarie (i fantastici 5) su SkyTg24 e Cielo anche noi italiani ci siamo accorti che ci sono altri modi di comunicare, più democratici.

Sky (sin dai tempi di Emilio Carelli – dicembre 2010) aveva lanciato l’iniziativa “invita i leader al confronto” ma in pochi se ne erano accorti. Era una sorta di petizione, una raccolta firme (ne hanno avute circa 30.000) per portare in Italia un “format” usato in molti paesi democratici, quello del faccia a faccia con domande e risposte a tempo. Per Sky, l’unico modo per riavvicinare i cittadini alla politica in tempi in cui la disaffezione era ai massimi livelli.

In verità, altri tentativi di questo tipo erano già stati fatti dalla tv pubblica, l’ultimo nel 2006 con il confronto tra Prodi e Berlusconi, moderato da Bruno Vespa ma i tempi non erano ancora maturi e 2.0.

Così lunedì abbiamo assistito al primo vero talent della politica italiana: 5 concorrenti, lo studio di XFactor, un conduttore sul tavolo dei giudici, risposte a tempo e appello finale, un pubblico ad applauso libero. Mancava solo il televoto (quello lo fanno a Servizio Pubblico! link).

Su Twitter ha fatto record. Il PD stesso lancia il lunedì sul suo sito la foto de IFantastici5, che fa da volano ad una vera campagna virale all’insegna dell’ironia come piace in rete (vedi link) e il risultato sono oltre 147.000  tweet che hanno portato il confronto in TT mondiale per ore (BlogMeter). Oltre 900 tweet al minuto, con picchi di 1.500 durante la diretta e due hashtag dedicati: #ilconfrontoskytg24 lanciato dalla produzione dove i toni erano più seri e soprattutto si discuteva della nuova formula tv e un hashtag lanciato dal basso, dal giornalista-twitteur @numfup, #csxfactor, che ha doppiato in quantità quello ufficiale rimanendo in testa nella classifica dei TT fino al prime time del giorno dopo, in barba al Ballarò del martedì. E dulcis in fundo, anche un tormentone nato dalla gaffes di una ragazza alle prese con la domanda al candidato: il fenomeno OscarGiannetto (link).

E’ stato un evento e si sa che in rete, gli eventi vanno per la maggiore. Ha superato il precedente record di programma più twittato, quello della terza puntata di XFactor6 in cui erano ospiti i OneDirection, segno che Twitter, in questi casi, richiama ancora a sé utenti con spirito critico, altro rispetto alla massa dei nuovi utenti bimbominkias. I politici hanno fatto più successo dei cantanti!

Si potrà dunque tornare indietro? Ci appassioneremo ancora al vecchio talk show contrappositivo, quello con le due fazioni in campo, quello della destra e la sinistra che si parlano addosso senza considerare il telespettatore, con la complicità del conduttore?

Il primo passo indietro lo ha fatto proprio Santoro che giovedì ha rinunciato alla classica formula politico vs politico, portando a Servizio Pubblico Flavio Briatore, un sindacalista, e due esperti dei numeri. Perfino le arringhe giornalistiche di Costamagna e Travaglio sembravano non andargli più bene, troppo inquisitorie.

Qualcosa sta accadendo. Gianluigi Paragone canta nella prima mezz’ora de L’Ultima Parola, Santoro testa formule nuove (vedi anche Partito Liquido) e la community di Twitter lo ha mollato se consideriamo che nelle ultime due puntate Servizio Pubblico è stato oscurato (niente TT) da XFactor6.

Nell’aria ci sono già nuove idee, come quella lanciata da Giovanni Minoli che mette al centro la necessità di dibattiti con fact check, cioè la possibilità di verificare la “verità” delle affermazioni che si fanno (link).

A me restano delle perplessità che ruotano intorno alla figura del giornalista. Ma il fact checking non è mestiere suo? Non è il giornalista  che dovrebbe garantire la “verità” di quanto si dice, sempre ed in qualsiasi tipo di format? Se il citizen journalism impazza, il fact check parte dal basso, che ce ne faremo più della figura del conduttore-giornalista?

Forse basterà  un domandatore automatico, una voce fuoricampo alla Ok il prezzo è giusto e al centro ci saranno finalmente le voci dei politici che raccontano ai concittadini cosa intendono fare per loro. E gli ascolti? Ecco il problema vero!

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3 Commenti a “La crisi del talk show politico. Giornalisti in via di estinzione?”

  1. natascia says:

    più che in via d’estinzione in questi anni hanno dimostrato di essere senza palle…le interviste ai ministri di turno sono imbarazzanti..come dimenticare i monologhi di Berlusconi..oggi x un Floris o un Lerner che gli danno del cafone o chiudono il collegamento sembra che abbiano raddrizzato la schiena poi guardi la trasmissione di la 7 con l’intervista a Monti di qualche mese fa e ti rendi conto che nulla è cambiato..,..

  2. Luca Lovisolo says:

    Ciao Cinzia,

    Mi riferisco al tuoi due ultimi capoversi. La sopravvivenza del giornalista (nel «talk show» ma non solo) penso che dipenda essenzialmente dai contenuti del suo contributo. Il panorama non è incoraggiante, particolarmente in Italia, ma non solo. Qui, ma anche in Germania, i giornalisti non brillano ma almeno ci risparmiano la vanità e l’ostentato corporativismo.

    «Il giornalista non può essere imparziale». E’ vero, ma può essere serio e preparato. Leggendo Biagi, Montanelli, Frane Barbieri o Massimo Mila sapevi in quale pensiero si riconoscevano personalmente, ma nei loro articoli prevaleva la preparazione, l’esperienza diretta dei fatti e la capacità di analisi.

    Oggi, particolarmente in Italia, sembra che un giornalista per lavorare debba essere organico a qualche partito, oppure essere il «giornalista cattolico» o il «giornalista criticone». Così, l’affermazione «il giornalista non può essere imparziale» è diventata l’alibi per giustificare il disimpegno. A queste condizioni il giornalista-conduttore dei «talk show» talvolta non si distingue neppure dagli ospiti, potrebbero invertire i ruoli e forse nessuno lo noterebbe.

    Non che manchino professionisti apprezzabili, qualcuno lo avevate sabato in studio. Nota, però: come aprono bocca, nelle loro trasmissioni, capisci a quale mulino vogliono portare la loro acqua. Anche gli appuntamenti potenzialmente più interessanti (ad esempio: Mezz’ora o quando c’era Radio Londra) hanno orizzonti ristrettissimi, tutto sta su binari ben calcolati e prevedibili. Anche una personalità interessante come Gad Lerner tante volte sembra picchiare la testa su muri di gomma invalicabili. Ricordi «Il fatto» di Enzo Biagi? Io che ho qualche anno in più ricordo anche gli interventi di Montanelli su Telemontecarlo. Erano di volta in volta piccole lezioni di storia, di cultura generale, di politica, di pensiero. Non avrebbero mai corso il rischio di essere sostituiti da voci fuori campo. Al massimo li mandavano via perché davano fastidio.

    Anche nelle professioni intellettuali Internet sta cambiando il mondo. Prima, anche il mediocre sopravviveva, se arrivava a conquistare uno spazio, la comunicazione era riservata a pochi. Oggi in molte professioni grazie a Internet sono tornati in primo piano, finalmente, i contenuti. Si è scoperto (ma guarda!) che il pubblico li premia, non è così scemo come si è lungamente creduto.

    Se i giornalisti non vogliono essere sostituiti da voci fuori campo, come acutamente osservi, devono rassegnarsi a lavorare duro, per recuperare quella capacità di visione d’insieme e quella personalità che permetta loro di portare dei contenuti, non di fare i replicanti, stretti dai loro doveri di osservanza dei quali sembrano non accorgersi neppure, tanto li hanno somatizzati. Altrimenti non troveranno chi piangerà la loro scomparsa.

    Grazie per questo interessante spunto di riflessione.
    Luca

  3. Cinzia Bancone says:

    Grazie a te, che hai sempre un’attenzione così spiccata verso i miei spunti di riflessione!

    Molto interessante quello che scrivi, mi trovo d’accordo!

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