Donne, ai posti di comando

mar 08, 2011 6 Commenti by

Locandina "La tv delle donne"

Oggi, in occasione della festa della donna, ho partecipato come ospite al programma- dibattito organizzato dalle lavoratrici della Rai trasmesso da RaiNews24, “La tv delle donne. L’eccellenza della normalità” e il mio intervento, in linea con la mia esterofilia, era su OWN, il nuovo canale tv di Oprah Winfrey.

OWN è stato lanciato a gennaio sulla tv via cavo americana: 200 milioni di dollari investiti, tre anni di preparazione e un obiettivo di 1200 ore di programmazione annue, di cui 600 di programmi prodotti. Un progetto all’americana: mastodontico! Come mastodontico è il personaggio e la personalità di Oprah Winfrey, per la quale il concetto di “normalità” è abbastanza fuori luogo. Oprah nasce infatti povera e sfortunata e all’età di 14 anni porta già la croce di tre stupri in ambito famigliare e un figlio morto in tenera età. In poco tempo, sempre all’insegna dell’anormalità, raggiunge vette di successo e ricchezza inaudite, diventando la donna più influente d’America, una delle più potenti e ricche del mondo. E cosa c’è allora di normale? Cosa c’entra Oprah con la tv delle donne “normali”? Più di quanto crediamo e la risposta sta in una parola: empatia.

Il personaggio Winfrey non si è mascolinizzato acquisendo potere. La conduttrice Winfrey ha sempre cercato di assomigliare al suo pubblico, alle donne alle quali si rivolgeva, senza mai cercare di mostrarsi migliore, pur essendo un modello. Ha sempre manifestato la volontà di migliorare se stessa e le sue telespettatrici. Molti americani, per questo, temono il “The Oprah Effect”, la sua capacità di condizionare le vendite di qualsiasi prodotto. Oprah è una guru ma è anche una donna che non si è mai vergognata di esporsi, politicamente a favore di Obama, e umanamente, portando alla luce le sue dipendenze dalla droga, i suoi limiti quali la difficile accettazione di sé legata al suo passato e ai suoi aumenti di peso.

I suoi slogan e i titoli dei suoi programmi sono (almeno apparentemente e strategicamente) tutti a favore delle telespettatrici: “live your best life”, “new faces, new possibilities”, “health, wealth and happiness”. Da quanto non sentiamo parlare di “felicità” nella nostra tv? Avete mai visto la tv del pomeriggio, quella per antonomasia rivolta alla casalinga, parlare di storie a lieto fine, parlare di esempi e modelli positivi di donne, parlare di quello che ci sta a cuore al posto dei soliti martiri, sacrifici e strazi amorosi alla Brooke Logan?

Oprah non è certo quello che ci possiamo augurare in Italia, paese dove il pensiero omologato e omologante, sarebbe esplosivo se affidato ad una sola guru padrona della tv (e il mio pensiero vola a Maria!) ma certo possiamo augurarci di poter reinventare una tv dove ci siano tante Oprah che hanno a cuore le donne, la loro immagine, le loro positività.  OWN trasmette programmi dove regna l’happy end (e la critica in USA non glielo perdona), dove vediamo donne carcerate cercare di rifarsi una vita, dove vediamo celebrities che vengono invitate a raccontare solo ciò che nella vita hanno saputo fare, dove la stessa Winfrey con i bigodini in testa ci mostra il suo “fare”, il suo lavoro, il suo staff, la sua “normalità” di tutti i giorni. Gli ascolti del canale non sono ancora quelli sperati, del resto Oprah, fino a settembre sarà ancora impegnata nel suo storico show su ABC, ma almeno le intenzioni mi sono parse di “normalizzazione”.

Torno e concludo pensando alle nostre conduttrici, a quante sarebbero disposte a mostrarsi a lavoro in bigodini, a quante sarebbero disposte a concedere spazi ad altre donne, e a scommettere su una tv che possa elevare… E penso a Christina Norman, amministratrice delegata di OWN, che lo ha fatto e lo ha potuto fare. Più donne ai posti di comando per una nuova tv delle donne. Auguri!

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6 Commenti a “Donne, ai posti di comando”

  1. Davide says:

    In Italia tocca tenerci la nostra televisione così com’è finche ci sarà la mentalità che le linee editoriali e autoriali saranno dettate e imposte delle varie dirigenze e/o editori. I padroni la fanno da padrone. Io è da tempo che la tv non la guardo più perchè è impossibile sorbirsi tanta idiozia e ripetitività. Le donne poi cosa vuoi che facciano? Quale donne poi? Chi e cosa abbiamo in Italia. Gente capace ce n’è ma che può fare? Se cambia la mentalità delle dirigenze nei media forse qualcosa potrà cominciare a vedersi. Tu, Cinzia, per esempio saresti un ottimo elemento di una buona televisione ma avrai mai una qualche seria possibilità? Magari ti offrirano qualche porcheria e che farai? accetterai? Se “no” sarà un’occasione persa mentre se “si” sarà parte dell’indecenza quotidiana. Penso che la strada è tutta in salita, per le donne ma anche per gli uomini. Povera TV italiana. Tutto è perso. Ciao

  2. patrizia says:

    Credo che una tv di qualità possa esserci, magari non proprio sulle reti “ammiraglie”. Sarebbe bello, in un mondo ideale, dare spazio alle tante donne, di cultura (quella vera e non “para”universitaria) e di spirito, donne che possano portare sullo schermo il loro senso dell’impegno, il frutto della gavetta che hanno fatto, la serietà dei contenuti, che deriva da una preparazione vera. Ma fino a quando saranno relegate solo al varietà, allora verranno scelte le belle facce, quelle che urlano e si dimenano davanti alle telecamere, “moderando” dibattiti come nei combattimenti di polli nelle arene dei bassifondi. Concordo con Davide occorre avere donne preparate prima nella dirigenza, poi fra gli autori, così potrebbero essere selezionate le giuste candidate per programmi più consistenti…anche nel varietà!

  3. Nome says:

    Con l’esempio che da la classe politica al governo, in Italia che cosa ci si può aspettare?

  4. Cinzia Bancone says:

    Ciao Davide, Patrizia e Anonimo,
    sono d’accordo con voi purtroppo… e dico purtroppo perchè è triste doversi ritrovare qui a parlare di un futuro che forse non cambierà…
    Sono d’accordo con Davide: le cose non cambieranno finchè la politica sarà così connessa al mondo dei media. E se poi penso che le donne sono soprattutto escluse nel primo di questi ambiti, temo che che ci vorranno ancora molti anni prima di diventare un paese civile, un paese dove non esiste l’espressione “quote rosa”.
    Il discorso di Patrizia ci da un po’ di speranza e lo condivido perchè tutto sommato l’avvento della tv digitale cambierà lo scenario televisivo e frammenterà l’offerta e gli investimenti togliendo un po’ di centralità alla tv generalista, dove oggi si concentrano i contenuti più residuali.
    Stiamo e vedere, speriamo bene!!!
    ;-)

  5. Guido says:

    ciao a tutti quanto tempo e’ che si sente piu’ donne in parlamento,piu’ donne primario,piu’donne presidi di scuole,piu’ donne dirigenti ……. tutto giusto io mi accontenterei di avere in quei posti gente capace uomini,donne.gay,lesbiche , trans , chi se ne importa voglio gente in gamba !!!!!!

  6. Cinzia Bancone says:

    E’ vero Guido! In un paese civile non ci sarebbe bisogno di precisare, qui invece sì…. Per le trans ci vorranno altri 200 anni se andiamo avanti così!!!!

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